Storia del Lago di Mezzano

Le limpide acque del Lago di Mezzano, in epoca preistorica, sommersero alcuni villaggi dell'Età del Bronzo (2000-1000 anni a. C.) conservando gelosamente per quasi quattro millenni, le strutture lignee delle palafitte, i contenitori ceramici, gli strumenti di bronzo (asce, spade, fibule, spilloni) e manufatti lignei, i resti paleontologici. Le prime scoperte risalgono al 1973. In questo lago gli storici individuano il Lacus Statoniensis descritto da Seneca nelle Quaestiones Naturales e da Plinio nel trattato Naturalis Historia. La bellezza incontaminata del luogo non si esaurisce nell'ambiente ricco di storia, ma si esalta nella splendida cornice ambientale che ne caratterizza le sponde. Un lago quasi totalmente privo delle tracce della presenza umana. Senza strade asfaltate, ci si arriva solo a piedi, senza scarichi che ne contaminino le acque.



Il perimetro del lago è circondato da canneti che, soprattutto in corrispondenza dell'emissario, il fiume Olpeta, costituiscono ambienti umidi popolati da una ricca avifauna. Porciglioni, folaghe, gallinelle d'acqua, martin pescatori trovano un riparo ideale tra gli ontani, i salici e le canne e, con un po' di fortuna, può capitare di imbattersi nel veloce falco di palude che volteggia in cerca di preda. Alla fascia di canne che circonda il lago, segue una breve striscia di pascoli e quindi i versanti, tipici dei laghi d'origine vulcanica, ricoperti da una splendida vegetazione arborea. Particolarmente suggestivo è il bosco posto sul versante ovest, Monte Rosso, ove alberi di alto fusto con piante di cerro e roverelle secolari nascondono i resti del Castello di Mezzano, d'origine longobarda, e distrutto alla metà del 1300.


Un luogo in cui la leggenda e la tradizione popolare vuole che sia stata rinchiusa e quindi uccisa Pia de' Tolomei, la nobildonna senese ricordata da Dante nel V canto del Purgatorio. Poco lontano dal lago (circa 1,5 km) sorge un incredibile monumento della natura: un'immensa roverella, di oltre 300 anni, classificata una delle piante più antiche del Lazio, che si eleva sul bordo di un ripido fosso. Il WWF l'ha dichiarata un vero e proprio "monumento naturale". Nell'area si eleva anche il colle Monte Becco, che domina la Riserva Naturale del Lamone, del vicino comune di Farnese. Su questo colle, spesso indicato come una dei possibili siti del Fanum Voltumnae, il più grande e sconosciuto santuario degli Etruschi, una missione di studio dell'Accademia di Danimarca, ha ritrovato le tracce della presenza etrusca con mura, resti bronzei, numerose tegole in cotto, tra cui una presenta, incisi, tutti i caratteri dell'alfabeto etrusco.